Prove tecniche di resurrezione: si può davvero ricominciare da capo (senza per forza diventare monaci tibetani)?
Diciamoci la verità: quante volte, davanti all’ennesima mail del lunedì mattina o fissando il soffitto alle tre di notte, avete pensato: “Basta, mollo tutto e apro un bar a Malindi”? Ecco, Antonio Polito nel suo Prove tecniche di resurrezione fa qualcosa di molto simile, ma con lo stile decisamente più sobrio di un giornalista di razza che, arrivato a una certa età, decide che la pensione non può essere solo un lungo e dondolante viale del tramonto.
Di cosa parliamo quando parliamo di “Resurrezione”
Non vi preoccupate, non è un saggio teologico e non ci sono miracoli mistici. La trama — che poi è la storia vera e autobiografica dell’autore — è il racconto di una transizione. Polito, firma storica del giornalismo italiano, decide di dare le dimissioni dai suoi ruoli più istituzionali. Niente più scadenze folli, niente più cinquantamila riunioni di redazione al giorno.
Il libro racconta proprio questo: il giorno dopo il “grande salto”. Cosa fai quando l’agenda si svuota all’improvviso e il telefono smette di squillare ogni cinque minuti? Polito ci porta dentro le sue giornate, fatte di passeggiate a Villa Borghese, corse per ritrovare la forma fisica (e la dignità del fiato), incontri ravvicinati con la vecchiaia dei genitori e, soprattutto, una profonda riorganizzazione mentale. È il diario di bordo di un uomo che impara a declinare la propria vita al presente, cercando una risposta alla domanda delle cento pistole: si può “risorgere” e reinventarsi quando la società ti considera già nella fase del “grazie e arrivederci”?
Perché dovreste leggerlo: i lati positivi (e ce ne sono parecchi!)
La cosa che mi ha stupito di più — e lo dico da persona che di solito scappa a gambe levate dai libri di auto-aiuto mascherati — è la totale assenza di retorica. Polito non vi vende la ricetta della felicità in cinque comodi passaggi.
Ecco cosa ho amato particolarmente:
- L’onestà intellettuale: L’autore non si dipinge come un eroe zen. Ammette candidamente che i primi tempi senza il brivido del potere e della visibilità pubblica sono una bella batosta per l’ego. Questa vulnerabilità lo rende immediatamente simpatico.
- L’ironia (salvifica) verso se stessi: C’è una grandissima ironia nel modo in cui descrive i suoi tentativi di rimettersi in sesto, tra diete, acciacchi dell’età che avanza e la scoperta che il mondo va avanti benissimo anche senza i suoi editoriali quotidiani. Fa sorridere ed evita l’effetto “lagna catastrofica”.
- Uno stile che scorre che è un piacere: Si vede che l’uomo sa scrivere. La prosa è fluida, colta ma accessibile, piena di aneddoti e riflessioni che ti fanno dire: “Cavolo, ma questa cosa la provo anch’io”.
- Un messaggio che fa bene alle coronarie: In un mondo che ci vuole sempre performanti, iper-connessi e giovani a tutti i costi, questo libro è una carezza. Ci ricorda che rallentare non significa morire, ma semplicemente iniziare un secondo tempo che potrebbe persino essere migliore del primo.
Insomma, che abbiate trent’anni e siate in piena crisi mistica da burnout, o che siate vicini al traguardo della pensione con l’ansia da foglio bianco, Prove tecniche di resurrezione è una lettura che vi lascerà addosso una bella sensazione di leggerezza e, perché no, un briciolo di coraggio in più per cambiare quello che non vi piace della vostra routine.



