Perché “Mussolini il capobanda” di Aldo Cazzullo è il promemoria che ci serviva (anche se fa male)
Diciamoci la verità: quando si parla di libri sul fascismo, il rischio “mattone accademico” o “lezione di storia vecchio stile” è sempre dietro l’angolo. Quindi, quando ho preso in mano “Mussolini il capobanda” di Aldo Cazzullo, ammetto che ho fatto un piccolo respiro profondo. E invece? Invece mi sono ritrovato a divorarlo.
Di cosa parliamo esattamente?
Se pensate che questo sia il classico saggio che vi elenca date e decreti regi in modo noioso, siete fuori strada. Cazzullo fa un’operazione molto precisa: smonta, pezzo dopo pezzo, il mito del “Mussolini buono che ha fatto anche cose buone” (spoiler: no, non le ha fatte).
Il libro non è una biografia lineare, ma una galleria di fatti, ritratti e crimini commessi dal regime ben prima del 1938 e dell’alleanza con Hitler. Cazzullo ci porta dentro la realtà dello squadrismo, mostrando come Mussolini abbia conquistato e mantenuto il potere non come un fine statista, ma come il capo di una banda di criminali che ha terrorizzato un intero Paese, eliminando gli oppositori, imbavagliando la stampa e portando l’Italia alla rovina.
Perché dovreste leggerlo anche voi
La cosa che ho apprezzato di più? La scrittura. Cazzullo scrive con il ritmo di un giornalista di razza. I capitoli sono brevi, taglienti, quasi fotografici. Non c’è spazio per la noia.
Ecco tre motivi per cui secondo me questo libro fa centro:
- Smonta le fake news storiche con i fatti: Quante volte avete sentito la frase “Eh, ma prima delle leggi razziali aveva fatto bonifiche e pensioni”? Cazzullo ci ricorda, dati alla mano, che l’Inps esisteva già prima e che le bonifiche erano in gran parte propaganda. Praticamente fornisce un kit di legittima difesa intellettuale da usare durante i pranzi di famiglia con lo zio nostalgico.
- Restituisce dignità agli eroi dimenticati: Non si parla solo dei “cattivi”. Il libro è pieno di ritratti commoventi di italiani che hanno detto no — da Matteotti a Gobetti, fino a figure meno note — pagando con la vita. Leggere le loro storie fa venire i brividi e, onestamente, un po’ d’orgoglio.
- Ha il dono della chiarezza: È un libro accessibile a tutti. Non serve una laurea in storia contemporanea per capire il messaggio, il che lo rende perfetto anche da regalare a quel cugino che passa troppo tempo su TikTok a guardare video storici dubbi.
In breve: Cazzullo non fa sconti a nessuno, nemmeno a quegli italiani che hanno finto di non vedere. È un libro che si legge d’un fiato, che fa arrabbiare, fa riflettere e, soprattutto, rinfresca la memoria. E di questi tempi, fidatevi, ne abbiamo un gran bisogno.



