Chi me lo ha fatto fare di viaggiare con Phileas Fogg?
Diciamoci la verità: quanti di noi, davanti a una scommessa apparentemente impossibile e a un mucchio di soldi, avrebbero detto “Massì, dai, prendo il cappello e vado”? Probabilmente nessuno. Ma Phileas Fogg non è uno di noi. Lui è il re indiscusso dei freddi calcolatori, l’uomo che non si scompone nemmeno se gli crolla il mondo addosso. Oggi vi parlo di un grande classico che ho finalmente recuperato: Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne.
Se pensate che sia una vecchia storia polverosa, vi sbagliate di grosso. È un’avventura ad altissima velocità che vi farà venir voglia di preparare le valigie… o di ringraziare il cielo per il Wi-Fi e i voli low cost.
Di cosa parliamo?
La storia parte a Londra, nel 1872. Il nostro protagonista, il ricchissimo e metodico gentleman Phileas Fogg, fa una scommessa da ventimila sterline con i suoi soci del Reform Club: è convinto di poter fare l’intero giro del globo in soli ottanta giorni, grazie alle “moderne” reti ferroviarie e ai piroscafi a vapore.
Accompagnato dal suo nuovissimo e iellatissimo maggiordomo francese, Passepartout (uno che voleva solo una vita tranquilla e si ritrova a scalare treni in corsa), Fogg parte per un’impresa folle. Tra treni che finiscono prima del previsto, elefanti comprati all’ultimo minuto, una bellissima principessa indiana da salvare (Aouda) e un detective privato (Fix) che lo insegue convinto che Fogg sia un rapinatore di banche, il viaggio diventa una corsa contro il tempo assolutamente esilarante.
Perché dovreste leggerlo
Se un libro scritto più di 150 anni fa riesce ancora a incollarti alle pagine, un motivo ci sarà. Ecco cosa ho amato alla follia:
- Un ritmo che ciao: altro che Netflix!: Verne non perde tempo in preamboli. Si parte subito e il ritmo è serrato. Ogni capitolo è un countdown vivente. C’è un problema? Fogg lo risolve cacciando soldi. C’è un ritardo? Fogg compra l’intera nave. È un’azione continua che tiene col fiato sospeso.
- La strana coppia: Fogg e Passepartout: Il contrasto tra i due è la cosa migliore del libro. Fogg è una specie di robot umano, impassibile, che calcola tutto al millisecondo. Passepartout è il cuore pulsante della storia: emotivo, agile, leale e costantemente nei guai. Insieme sono una macchina comica perfetta.
- L’ottimismo d’altri tempi: C’è qualcosa di incredibilmente affascinante nella fiducia cieca che Verne ha nel progresso e nell’ingegno umano. Leggerlo oggi, in un’epoca di cinismo cosmico, è una ventata di aria fresca. Ti fa credere che, dopotutto, con un po’ di logica (e un bel portafoglio), si possa superare qualsiasi ostacolo.
- Il colpo di scena finale: Il finale è un piccolo capolavoro di furbizia narrativa e ironia. Vi dico solo che la gestione dei fusi orari non è mai stata così entusiasmante.
In poche parole: Una lettura leggera, divertente e incredibilmente cinematografica. Se avete bisogno di evadere dalla routine quotidiana senza muovervi dal divano, Phileas Fogg è il compagno di viaggio ideale. Promosso a pieni voti!



