Diciamoci la verità: quando prendi in mano un libro di Erri De Luca, sai già che non stai per leggere un thriller mozzafiato con inseguimenti d’auto. Se cercate colpi di scena hollywoodiani, siete decisamente nel posto sbagliato. Ma se avete voglia di fare un tuffo (letterale e metaforico) nei ricordi di un’estate che cambia tutto, allora mettetevi comodi. Oggi vi parlo di I pesci non chiudono gli occhi.
Di cosa parliamo quando parliamo di “quell’estate”
La storia è di una semplicità disarmante, quasi ingannevole. Siamo a Napoli, negli anni ’50. Il protagonista è un ragazzino di dieci anni – che assomiglia parecchio all’autore da piccolo – che passa l’estate a Ischia. Tra una battuta di pesca e un libro letto all’ombra, la sua vita scorre tranquilla, finché non entra in scena “lei”. Una ragazzina della sua stessa età, ma decisamente più avanti sulla tabella di marcia della maturità (come d’altronde tutte le ragazzine di dieci anni rispetto ai coetanei maschi, ammettiamolo).
Sarà lei a fargli scoprire l’amore, a difenderlo dai bulli locali e a dargli quella spinta decisiva per traghettarlo verso l’età adulta. Il tutto sotto lo sguardo dei pesci che, appunto, non chiudono mai gli occhi. Perché loro non hanno palpebre, noi invece passiamo la vita a chiuderle per non vedere le cose che fanno male.
Perché vi consiglio di leggerlo
La cosa che più mi ha catturato di questo libro è la precisione chirurgica con cui De Luca fotografa l’infanzia. Non c’è nostalgia melensa, ma c’è quel senso di scoperta continuo, tipico di quando ogni cosa succede per la prima volta.
Ecco cosa ho amato di più:
- La brevità salvavita: È un libro che si legge in un pomeriggio. Ideale per chi ha la soglia dell’attenzione ridotta ai minimi termini o per chi vuole semplicemente una storia intensa che non richieda un contratto di locazione di tre mesi sul comodino.
- La prosa che sembra una poesia (ma senza l’ansia delle interrogazioni): Erri De Luca scrive con parole pesate, pulite. Ogni frase sembra levigata dal mare. Riesce a rendere poetico persino il fritto di paranza o il mal di mare.
- La rivincita dei “nerd” anni ’50: Il protagonista è un bambino che preferisce i libri e la solitudine alla caciara della spiaggia. Eppure, grazie all’incontro con la ragazzina, scopre una forza che non pensava di avere. Una bellissima lezione sul fatto che non serve urlare per farsi valere.
In conclusione, I pesci non chiudono gli occhi è un piccolo gioiello. Vi farà venire voglia di mare, di riflessioni profonde e, probabilmente, vi lascerà addosso quel pizzico di malinconia per le estati della vostra infanzia. Quelle in cui l’unica vera preoccupazione era capire come non farsi scottare la schiena dalla mamma con la crema solare Nivea.



