Diciamoci la verità: quante volte avete usato la parola “Caporetto” per descrivere il lunedì mattina in ufficio o il tentativo fallimentare di montare un mobile svedese? Ormai è un sinonimo universale di “disastro epico”.
Ma dietro al cliché linguistico c’è stata una tragedia reale, un groviglio di fango, errori strategici e storie umane. Oggi sul blog parliamo di “Caporetto. Una storia diversa” di Claudio Razeto, un libro che prende questa colossale mazzata storica e ve la racconta come se fosse una diretta Twitter (o X, insomma) dal 1917, ma con molta più accuratezza scientifica.
La trama in pillole
Il libro non è il classico manuale di storia che usavate come sonnifero ai tempi del liceo. Razeto fa un’operazione di pura cronaca giornalistica: ricostruisce quel drammatico ottobre 1917, mettendo in fila le premesse, la catastrofica offensiva austro-tedesca del 24 ottobre e la successiva, disordinata ritirata italiana.
La cosa interessante è il come lo fa. La trama non si ferma alla mazzata sui denti presa dall’esercito italiano; l’autore segue la linea del tempo fino alla ripresa sul Piave, la resistenza sul Monte Grappa e la successiva rivincita a Vittorio Veneto. In pratica, è la storia di come siamo passati dall’orlo del baratro a salvare la pelle (e la guerra), indagando senza filtri sulle colpe dei piani alti — sì, Luigi Cadorna e Pietro Badoglio, parliamo soprattutto di voi.
Perché dovreste leggerlo (anche se odiate la storia)
Ammetto che approcciarsi a un libro sulla Prima Guerra Mondiale può dare quell’effetto “ansia da interrogazione”, ma Razeto riesce a evitarlo brillantemente. Ecco i tre motivi per cui questo volume merita un posto sul vostro comodino:
- Si legge come un reportage “in diretta”: L’autore dà voce ai veri protagonisti. Citazioni di lettere, diari d’epoca e atti ufficiali si alternano alla narrazione. Sembra quasi di sentire il rumore dell’artiglieria e le imprecazioni dei fanti nelle trincee.
- Un apparato fotografico pazzesco: Il libro è arricchito da immagini straordinarie tratte dagli archivi ANSA. Non sono le solite foto sgranate dei sussidiari; sono scatti che vi sbattono in faccia la realtà dell’epoca, facendovi fare un viaggio nel tempo istantaneo. Funziona benissimo per chi, come me, ogni tanto ha bisogno di guardare le figure.
- Smonta la retorica del “siamo sempre i soliti perdenti”: Razeto fa un’operazione di pulizia storica. Certo, le abbiamo prese, e tante. Ma il libro dimostra che il grosso dell’esercito non è scappato vigliaccamente come voleva far credere la propaganda dell’epoca (e Cadorna stesso, per scaricare il barile). Gli italiani si sono ritirati, si sono riorganizzati da soli sul Piave e hanno tenuto botta. Una botta di autostima storica che ogni tanto non fa male.
In sintesi? È un libro scorrevole, visivo e terribilmente onesto. Vi fa capire Caporetto senza lasciarvi addosso quella pesantezza da saggio accademico di 800 pagine.



