Avevano spento anche la luna

17 Gen , 2012 - Blog,Letture

Come sopravvivere al peggio (e perché dovete leggerlo)

Diciamoci la verità: quando prendiamo in mano un romanzo storico che parla di deportazioni in Siberia, sappiamo già che non stiamo per leggere una commedia romantica ambientata a Malibù. Però, ogni tanto, spunta fuori quel libro capace di prenderti a schiaffi l’anima, ma con una delicatezza tale che alla fine ti ritrovi a dire: “Grazie, ne volevo ancora”.

Sto parlando di “Avevano spento anche la luna” di Ruta Sepetys. Se lo avete incrociato in libreria e avete esitato temendo il trauma, mettetevi comodi: vi racconto perché dovete assolutamente dargli una chance.

Di cosa parliamo?

La storia si apre in Lituania, nel 1941. Protagonista è Lina, una quindicenne con il talento per il disegno, una vita normalissima e i classici drammi da adolescente. Tutto perfetto, finché una notte la polizia segreta sovietica (l’NKVD) non bussa alla sua porta. Da quel momento, Lina, la madre e il fratellino vengono strappati alla loro realtà e scaraventati su un treno merci.

La destinazione? I campi di lavoro forzato in Siberia. Il crimine commesso? Nessuno, se non quello di essere lituani nell’era di Stalin.

Inizia così un viaggio ai confini dell’inferno bianco, dove Lina userà l’unica arma a sua disposizione — la sua arte e i suoi disegni — per lasciare una traccia, sperando che i suoi messaggi grafici arrivino al padre, prigioniero in un altro campo.

Perché questo libro è un gioiello

Sì, la trama è una mazzata nello stomaco, ma la Sepetys ha una specie di superpotere magico. Ecco cosa ho amato alla follia:

  • Una luce nel buio pesto: Nonostante il contesto sia da “mai una gioia” assoluto, il libro non scivola mai nel patetico o nel polpettone deprimente. C’è una dignità pazzesca nei personaggi. La madre di Lina, ad esempio, meriterebbe un monumento per come riesce a mantenere l’umanità intatta anche mentre spalma fango sulle pareti per non morire di freddo.
  • Lo stile “snack”: I capitoli sono brevissimi. Il che è un bene per la salute mentale: ti permette di fare una pausa per respirare, oppure (ed è quello che succederà) ti frega con la classica sindrome del “vabbè, ancora uno e poi dormo”, finché non sono le tre del mattino e hai finito il libro.
  • La potenza dell’arte: Il modo in cui Lina usa il disegno per sopravvivere e testimoniare l’orrore è di una bellezza disarmante. Ti ricorda che, alla fine, la bellezza e la creatività sono le uniche cose che i dittatori non riusciranno mai a confiscare.
  • Una lezione di storia senza lo sbadiglio: Ammettiamolo, la storia dei Paesi Baltici durante la Seconda Guerra Mondiale non è esattamente l’argomento forte dei nostri programmi scolastici. La Sepetys colma questo vuoto senza farti sentire a scuola, ma catturandoti dalla prima all’ultima pagina.

In conclusione…

“Avevano spento anche la luna” è un libro potente, doloroso ma incredibilmente luminoso. Vi farà piangere? Probabilmente sì. Vi farà venire voglia di abbracciare il vostro termosifone e ringraziare per il riscaldamento? Assolutamente sì.

Ma soprattutto, vi lascerà addosso una strana, bellissima sensazione di speranza.


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