Se hai sempre ragione, ti stai perdendo il bello
Amici del blog, parliamoci chiaro: quante volte vi capita di iniziare una discussione e sentire quell’impulso irrefrenabile, quasi biologico, di dover per forza avere l’ultima parola? Ecco, se la vostra risposta è “sempre”, oggi ho il libro che fa per voi. Si chiama “Il monaco che non voleva avere ragione” di Björn Natthiko Lindeblad. E no, non è il classico manuale new-age che vi spiega come respirare con la pancia mentre la vita vi crolla addosso. È molto meglio.
Di cosa parliamo?
La storia è quella (vera) di Björn. A venti e passa anni ha tutto quello che la società occidentale considera un “successo”: una carriera avviata come dirigente in una multinazionale, soldi, prospettive brillanti. Solo che dentro si sente vuoto come un frigorifero a fine mese. Cosa fa allora? La cosa più logica: si licenzia, regala tutto quello che possiede e se ne va in Thailandia a fare il monaco forestale buddista.
Lì ci resta per ben diciassette anni, cambiando nome in Natthiko (che significa “colui che cresce nella saggezza”, giusto per non darsi pressioni). Poi, quando ormai ha capito come funziona l’universo, decide che è ora di tornare in Svezia. E qui arriva il bello: si ritrova senza un soldo, senza un lavoro e nel bel mezzo di una depressione da shock culturale. Il libro è il racconto di questo viaggio folle, ironico e commovente, fino alla sua battaglia finale contro una grave malattia (la SLA), affrontata con una lucidità che lascia senza fiato.
Perché dovreste leggerlo
Se temete di trovarvi davanti a un tomo pieno di dogmi religiosi o frasi fatte da baci della perugina orientale, potete tirare un sospiro di sollievo.
- Un’onestà disarmante: Björn non si dipinge come un santo. Vi racconterà di quanto sia stato difficile per lui svegliarsi alle quattro del mattino, o di come persino in un monastero sperduto nella giungla esistano i drammi da ufficio e le antipatie tra colleghi (pardon, tra monaci). Questa sua vulnerabilità ti fa venire voglia di abbracciarlo.
- Il superpotere di “non credere a tutto ciò che pensi”: Questo è il vero cuore del libro. Lindeblad ci insegna che la nostra mente è una specie di coinquilino molesto che non smette mai di commentare e criticare. Imparare a non prendere sul serio ogni singolo pensiero catastrofico o giudizio che ci passa per la testa è la chiave per la vera pace mentale. O almeno, per non lanciare il computer dalla finestra il lunedì mattina.
- Ironia contro l’ego: Il titolo originale si traduce più o meno come “Potrei sbagliarmi”. Pensate a quanto cambierebbe il mondo se, durante l’ennesima discussione su Twitter o a tavola a Natale, fossimo capaci di fermarci e dire: “Sai che c’è? Potrei sbagliarmi”. Björn ci mostra che rinunciare ad avere ragione non è da deboli, anzi, è il modo più rapido per togliersi un peso enorme dalle spalle.
In definitiva, è un libro che si legge d’un fiato, che fa ridere e che, nelle ultime pagine, stringe un po’ lo stomaco ma senza mai farti perdere la speranza. Vi lascerà addosso una strana, bellissima sensazione di leggerezza.



