Source code

26 Gen , 2026 - Blog,Letture

C’era una volta un nerd:

Diciamoci la verità: quando pensiamo a Bill Gates, oggi ci vengono in mente i maglioni pastello, la filantropia, i vaccini e lui che cerca di salvare il pianeta. Ma prima di diventare il “pensionato più influente del mondo”, Bill è stato il Nerd Supremo. Il prototipo originale. E con la sua nuova autobiografia, Source Code, ha deciso di portarci proprio lì: all’inizio della riga di comando della sua vita.

Se vi state chiedendo com’è cresciuto l’uomo che ha messo un computer su ogni scrivania, mettetevi comodi.

Di cosa parla? (La trama in un byte)

Non aspettatevi la storia di Microsoft, di Windows 95 o delle battaglie legali degli anni ’90. Source Code si ferma esattamente dove la maggior parte delle biografie aziendali inizia: nel 1975, l’anno in cui viene fondata Microsoft.

Il libro è un memoir intimo e cronologico che copre l’infanzia e la giovinezza di Bill a Seattle. Si parte dai pranzi di famiglia (dove il nostro era un tantino “ribelle” e polemico), si passa per le storiche stanze della Lakeside School — dove scopre i primi, mastodontici computer — e si arriva fino ai corridoi di Harvard, abbandonata senza troppi rimpianti per inseguire un sogno fatto di schede perforate e righe di codice insieme all’amico di sempre, Paul Allen.

I lati positivi: Perché questo libro vi piacerà (anche se odiate Excel)

La cosa migliore di questo libro è che è incredibilmente umano. Vi lascio tre motivi per cui, secondo me, vale assolutamente la pena leggerlo:

  • Non è il solito manuale di self-help per miliardari: Bill non si dipinge come un semidio che aveva già capito tutto a cinque anni. Al contrario, ammette con grande onestà di essere stato un adolescente introverso, testardo e decisamente difficile da gestire per i suoi genitori (che a un certo punto lo hanno persino mandato dallo psicologo). È confortante sapere che anche l’uomo più ricco del mondo ha fatto disperare sua madre.
  • La nostalgia degli albori tech: C’è una parte romantica pazzesca nel leggere di questi ragazzi che passavano le notti in bianco a scovare bug nei computer delle università, quando l’informatica era un territorio selvaggio e inesplorato. Se provate un brivido di nostalgia per gli anni ’70 e ’80, qui troverete pane per i vostri denti.
  • La vulnerabilità (inaspettata): Gates scrive bene, ha un ritmo scorrevole e si mette a nudo più di quanto mi aspettassi. Condivide le sue insicurezze, il senso di colpa per non essere sempre stato un “figlio modello” e la transizione da ragazzino ossessionato dalla matematica a giovane adulto con una visione che avrebbe cambiato il mondo.

Il dettaglio chic: Nel libro c’è un mix perfetto tra la genialità precoce di chi impara a programmare a 13 anni e la totale goffaggine sociale di un adolescente che non sa come gestire le relazioni umane. Un contrasto che lo rende adorabile.

In conclusione…

Source Code non vi spiegherà come fare i miliardi, ma vi farà capire la testa di chi ce l’ha fatta, prima che tutto il rumore del successo planetario cambiasse le carte in tavola. È una storia di passioni pure, di quelle che ti fanno dimenticare di mangiare e di dormire.

Se cercate una lettura scorrevole, ispirante e perfetta per capire che, dopotutto, dietro ai grandi imperi tecnologici ci sono sempre stati solo dei ragazzi molto curiosi (e un po’ fissati), questo libro merita un posto sul vostro comodino.


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