Quella volta che un indovino salvò la vita a Tiziano Terzani (e svoltò i miei piani di lettura)
Amici del blog, parliamoci chiaro: quante volte vi siete affidati all’oroscopo della settimana sperando in un “mercoledì di grandi entrate finanziarie”, per poi ritrovarvi a pagare una multa per divieto di sosta? Ecco. Di solito con le profezie si va cauti. Ma nel 1976, a Hong Kong, un indovino cieco disse al celebre giornalista Tiziano Terzani: “Nel 1993 corri un grande rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai”.
Cosa fa un corrispondente di guerra dello Spiegel, abituato a prendere aerei come noi prendiamo l’autobus, quando arriva il fatidico 1993? Semplice: ci crede. O meglio, decide di stare al gioco. Ed è qui che inizia la magia di “Un indovino mi disse”.
Di cosa parliamo?
Il libro è il diario di quel 1993 passato interamente “con i piedi per terra”. Terzani decide di continuare a fare il suo lavoro di giornalista in giro per l’Asia, ma spostandosi solo in treno, nave, auto, elefante o a piedi.
La trama, alla fine, è la vita stessa che rallenta. Viaggiando a passo d’uomo, Terzani riscopre un’Asia che stava scomparendo sotto il peso della modernizzazione selvaggia. Ma soprattutto, in ogni città in cui si ferma, cerca indovini, astrologi, maghi e chiromanti per vedere se qualcun altro vedeva quella stessa ombra sul suo futuro. Spoiler etico: un aereo dello Spiegel su cui Terzani sarebbe dovuto salire quell’anno è precipitato davvero. Coincidenza? Destino? Nel dubbio, io sto già cercando il numero di un astrologo bravo.
Perché è un libro che ti cambia la prospettiva
Se pensate che sia il classico mattone filosofico-new age, siete completamente fuori strada. Ecco perché l’ho amato alla follia:
- La riscoperta della lentezza: In un mondo in cui se il cibo a domicilio ritarda di due minuti andiamo in crisi mistica, Terzani ci ricorda la bellezza del viaggio in treno. Quello in cui parli con lo sconosciuto di turno, guardi il paesaggio cambiare e, fondamentalmente, ritrovi il tempo per pensare.
- L’ironia dello scettico: Terzani non è un credulone. È un giornalista navigato, cinico il giusto, che guarda a maghi e rituali con un occhio straordinariamente lucido, divertito e spesso ironico. Non vi sta vendendo cristalli magici; vi sta raccontando l’animo umano.
- Una lettera d’amore all’Asia: Le descrizioni della Cambogia, della Thailandia, della Cina sono così vivide che vi sembrerà di sentire l’odore di incenso e lo smog di Bangkok direttamente in camera vostra.
“L’aereo rimpicciolisce la terra, la rende uniforme. Il viaggio via terra restituisce alle cose la loro vera dimensione.”
In conclusione…
“Un indovino mi disse” non è solo un libro di viaggi, è un promemoria sul fatto che a volte, per ritrovare se stessi, bisogna avere il coraggio di cambiare radicalmente rotta (o almeno mezzo di trasporto).
Se siete stanchi della solita routine frenetica e volete fare un viaggio pazzesco senza muovervi dal divano, questo è il libro da comprare oggi stesso. Al massimo, se non vi piace, potete sempre dare la colpa alle stelle.



