Perché gli umani non riescono a smettere di fare… gli umani
Ciao a tutti! Oggi sul blog cambiamo decisamente atmosfera. Niente saggi di self-help che vi spiegano come rifare il letto la mattina per svoltare la vita. No, oggi parliamo di eliminazionismo e genocidi. Lo so, lo so, un’allegria contagiosa! Il libro in questione è Peggio della guerra di Daniel Jonah Goldhagen. Un mattone (in senso buono, ma anche letterale: preparate i bicipiti) che affronta una delle domande più vecchie del mondo: perché l’essere umano, ogni tot anni, decide che il vicino di casa va cancellato dalla faccia della terra?
Di cosa parliamo esattamente?
Se pensate che le guerre siano la cosa peggiore che possa capitare, Goldhagen vi guarda, sorseggia il suo caffè e vi dice: “Siete dei dilettanti”. La tesi centrale del libro è tanto semplice quanto agghiacciante: nel ventesimo secolo, il numero di civili inermi massacrati da decisioni politiche (i genocidi, o come li chiama lui, le “politiche eliminazioniste”) supera di gran lunga i morti causati dai conflitti militari tradizionali.
Il saggio non si limita alla Germania nazista (terreno in cui Goldhagen è già un esperto), ma fa un tour transcontinentale dell’orrore: dal Ruanda alla Cambogia, dal Guatemala alla ex-Jugoslavia. L’autore smonta la vecchia scusa del “stavamo solo eseguendo gli ordini” o del “i leader hanno lavato il cervello alle masse”. No, Goldhagen ci dice che chi massacra, spesso, è perfettamente cosciente, approva l’ideologia e, purtroppo, ci mette pure un certo entusiasmo.
Perché dovreste leggerlo
Ok, letta così sembra la lettura ideale per una domenica di pioggia in preda all’esistenzialismo. In realtà, il libro ha dei punti di forza clamorosi che me lo hanno fatto amare:
- Chiarezza da applausi: Goldhagen non scrive come quei professori universitari che usano parole astruse solo per darsi un tono. È incredibilmente lucido. Introduce il concetto di “eliminazionismo” (che va dalla discriminazione, al trasferimento forzato, fino allo sterminio) e lo spiega così bene che alla fine ti ritrovi a usare il termine anche quando vuoi far sparire l’ultimo pezzo di pizza dal frigo.
- Smonta i cliché del “mostro”: Uno degli aspetti migliori è come l’autore tolga lo scudo dell’eccezionalità ai carnefici. Non erano alieni, psicopatici o sonnambuli ipnotizzati da un dittatore carismatico. Erano persone normali. Questa analisi psicologica e sociale è affascinante (e un po’ inquietante, certo) perché ci costringe a guardare in faccia la realtà senza scorciatoie consolatorie.
- Non è solo un lamento, c’è una proposta: Verso la fine, Goldhagen non vi lascia lì a piangere sul destino dell’umanità. Tenta di dare soluzioni concrete su come la comunità internazionale dovrebbe muoversi, intervenire e, soprattutto, punire chi progetta queste transizioni. C’è una parte propositiva che di solito manca in questo tipo di saggi.
Il mio verdetto
Peggio della guerra non è una lettura leggera, e se lo comprate in formato cartaceo potete usarlo come arma di difesa personale. Però è uno di quei libri che, una volta finiti, vi lasciano con una strana sensazione di consapevolezza in più. Vi fa guardare il telegiornale e la storia contemporanea con occhi completamente diversi (e decisamente meno ingenui).



