Diciamoci la verità: ci sono libri che compri perché vuoi sembrare intelligente sui mezzi pubblici, e libri che leggi perché stai vivendo la tua millesima crisi esistenziale della settimana. Siddharta di Hermann Hesse appartiene felicemente a entrambe le categorie.
Se pensate che un classico del 1922 ambientato nell’antica India sia pesante come un pranzo di Natale ad agosto, vi state sbagliando di grosso. Oggi vi racconto perché questa specie di “road movie” spirituale merita un posto d’onore nella vostra libreria (o sul vostro Kindle).
Di cosa parliamo quando parliamo di Siddharta
La storia è ingannevolmente semplice. Siddharta è un giovane, bello, intelligente e pure di buona famiglia (è il figlio di un Bramino, la casta sacerdotale più alta). In pratica, ha già vinto alla lotteria della vita. Eppure, non è felice. Sente che le preghiere e i rituali non bastano a dargli le risposte che cerca.
Così, decide di mollare tutto e inizia il suo lunghissimo viaggio alla ricerca del “Sè”. E quando dico tutto, intendo proprio tutto.
- Diventa prima un Samana (un asceta che vive di stenti nei boschi, roba che la dieta chetogenica in confronto è un buffet all-inclusive).
- Incontra il vero Buddha (Gotama), ma decide che l’illuminazione non si può imparare dai libri o dai maestri: bisogna sbatterci la testa da soli.
- Cambia totalmente rotta e si lancia nel mondo materiale: impara l’arte dell’amore da una cortigiana (Kamala) e diventa un mercante ricchissimo. Spoiler: scoprirà che i soldi e il lusso portano solo una gran nausea.
Dopo aver toccato il fondo, Siddharta finisce a fare il traghettatore su un fiume. Ed è proprio lì, ascoltando l’acqua e facendo avanti e indietro sulla sua barca, che capisce finalmente come funziona la vita.
Perché dovreste assolutamente leggerlo
Se siete sopravvissuti alle letture scolastiche obbligatorie, approcciare Hesse potrebbe mettervi ansia. E invece, ecco i motivi per cui Siddharta è un gioiello assoluto:
- È incredibilmente scorrevole: Hesse scrive con una prosa che dire “fluida” è poco. È quasi poetica, ipnotica, ma mai artificiale. Non ci sono pipponi filosofici di trecento pagine; la filosofia emerge dalle azioni, dai silenzi, dai paesaggi. Si legge in un weekend, ma vi rimbalza in testa per mesi.
- È il manuale definitivo sul “fai da te” esistenziale: La cosa più bella del libro è il rifiuto dei dogmi. Siddharta non si fida di nessuno, nemmeno del Buddha in persona. Il messaggio è potentissimo e attualissimo: nessuno può darti la ricetta della felicità. Devi fare i tuoi errori, vivere le tue esperienze (anche quelle sbagliate, come diventare un ricco egoista) per capire chi sei veramente. È una grandissima pacca sulla spalla per tutti noi che ci sentiamo costantemente inadeguati o “indietro” sulla tabella di marcia della vita.
- La figura del fiume è geniale: Senza fare troppi spoiler filosofici, la metafora finale del fiume (dove il passato, il presente e il futuro coesistono nello stesso momento) è di una bellezza disarmante. Ti fa fare pace con l’idea che ogni errore commesso fa parte del pacchetto completo che ti rende ciò che sei oggi.
Insomma, Siddharta non vi trasformerà magicamente in esseri di pura luce capaci di levitare sul divano, ma vi lascerà addosso una strana, bellissima sensazione di calma. E di questi tempi, scusate se è poco.



