Chi ha detto che la fisica deve far venire il mal di testa?
Se anche voi, ai tempi della scuola, guardavate le formule di fisica sul registro come se fossero un’antica maledizione sumera, capitela: vi capisco benissimo. Ma poi arriva Carlo Rovelli e cambia le carte in tavola. Con il suo libro Sull’eguaglianza di tutte le cose, il fisico più pop d’Italia ci dimostra che si può parlare di massimi sistemi dell’universo senza farci sentire dei completi idioti. Anzi, facendoci quasi sentire intelligenti.
Di cosa parliamo quando parliamo di… tutto?
Non aspettatevi una trama nel senso classico del termine (spoiler: alla fine l’universo non muore e non c’è un colpevole da scoprire). Il libro è in realtà una raccolta di saggi, articoli e riflessioni che Rovelli ha cucito insieme per portarci a fare un viaggio panoramico.
Il filo conduttore? Abbattere i muri. Rovelli ci prende per mano e ci mostra come la scienza, la filosofia, la politica e la letteratura non siano scompartimenti stagni, ma facciano tutte parte dello stesso identico sforzo umano di capire il mondo. Dal concetto di tempo che non esiste (sì, avete letto bene, quindi potete smettere di sentirvi in colpa per quel ritardo di ieri) fino alle riflessioni sulla democrazia e sulla responsabilità sociale degli scienziati, il libro ci ricorda che, in fondo, siamo tutti fatti della stessa materia stellare. Tutto è connesso, tutto è “uguale” nella sua meraviglia.
Perché dovreste assolutamente leggerlo
La cosa che più ho amato di questo libro? La straordinaria capacità di Rovelli di rendere la complessità incredibilmente pop.
Ha una scrittura che è una carezza: fluida, poetica, a tratti quasi ipnotica. Riesce a spiegare concetti che farebbero fumare il cervello a chiunque come se ti stesse raccontando un aneddoto davanti a una birra fresca in un martedì sera qualunque.
Un altro punto enorme a favore è l’onestà intellettuale. Rovelli non si atteggia mai a guru che ha la verità in tasca. Al contrario, celebra il dubbio, l’errore e l’ignoto come i veri motori della conoscenza. In un mondo pieno di gente che urla certezze assolute sui social, un uomo di scienza che dice “ragazzi, su questa cosa non siamo ancora sicuri, ed è bellissimo così” è rinfrescante come un ventilatore puntato addosso a Ferragosto.
Insomma, è un libro che si divora in un paio di sere e che vi lascerà addosso quella piacevole sensazione di aver capito qualcosa in più su come gira il mondo (o su come non gira, a seconda dei punti di vista relativistici).
Se vi va di dare una chance alla fisica (e alla filosofia) senza il rischio di un’emicrania, questo è decisamente il libro da mettere sul comodino.



