Ai miei figli. Memorie di giorni passati

11 Mar , 2026 - Blog,Letture

Se pensate che i vostri genitori siano complicati, non avete ancora letto Florenskij

Avete presente quel momento in cui cercate di spiegare ai vostri figli come si usa la lavastoviglie e vi sentite dei saggi d’altri tempi? Ecco, dimenticatelo. Ho appena finito di leggere Ai miei figli. Memorie di giorni passati di Pavel Aleksandrovic Florenskij e ho capito che la mia “eredità morale” è decisamente meno altisonante.

Ma andiamo con ordine. Chi era Florenskij? Un genio assoluto: matematico, fisico, ingegnere elettrico, filosofo e pure sacerdote ortodosso (sì, tutto in una persona sola, vissuta nella Russia a cavallo della Rivoluzione). Nel 1917, intuendo che il vento del regime sovietico avrebbe spazzato via il suo mondo e forse anche la sua vita, decide di sedersi a un tavolo e scrivere un memoriale per i suoi cinque figli. Non per lasciare loro dei soldi, ma per lasciar loro se stesso.

Di cosa parliamo quando parliamo di “Memorie”

La trama, se così si può chiamare un’autobiografia spirituale, è un viaggio all’indietro. Florenskij non vi racconterà dei suoi successi accademici o dei massimi sistemi teologici. Vi prenderà per mano e vi porterà nella sua infanzia a Batumi, nel Caucaso.

Il libro è una sequenza di quadri vividi: la consistenza dei ciottoli sulla spiaggia, il sapore dell’aria prima di un temporale, il mistero delle pietre e delle piante. Florenskij ricostruisce il suo risveglio spirituale e intellettuale non attraverso i dogmi, ma attraverso la natura. È il tentativo disperato e bellissimo di un padre di dire ai figli: “Ecco da dove vengo, ecco chi sono, così potrete capire chi siete voi quando io non ci sarò più”. (Florenskij morirà poi in un gulag nel 1937, il che rende ogni pagina di una tenerezza straziante).

Perché vi svolterà la settimana

Ora, potreste pensare: “Che mattone russo pesante!”. E invece no, ed è qui che sta il miracolo di questo libro.

  • Una macchina del tempo sensoriale: Florenskij ha il superpotere di farti sentire l’odore del mare e della terra russa di fine Ottocento. La sua scrittura è così densa e visiva che vi sembrerà di stare lì con lui a collezionare minerali.
  • La riabilitazione della “meraviglia”: In un’epoca in cui guardiamo tutto attraverso lo schermo di uno smartphone con lo sguardo anestetizzato, lui vi costringe a guardare un filo d’erba e a vederci dentro l’universo. È una cura detox per l’anima.
  • Un modello di paternità (irraggiungibile, ma vabbè): La dolcezza con cui si rivolge ai figli è commovente. C’è un’attenzione pedagogica che fa sembrare i moderni manuali di “parenting” delle istruzioni dell’IKEA. Lui non vuole che i figli siano obbedienti; vuole che siano vivi e colti.

Certo, ogni tanto c’è quel tipico misticismo russo che vi farà dire: “Ok Pavel, forse qui hai esagerato con la filosofia del micro-cosmo”, ma glielo si perdona. Anzi, quel pizzico di assolutismo intellettuale rende il tutto ancora più affascinante.

In breve: se cercate un libro leggero da spiaggia, girate al largo. Se cercate qualcosa che vi spettini i pensieri e vi faccia venire voglia di abbracciare i vostri figli (o i vostri gatti, fa lo stesso), correte in libreria.


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